lunedì 9 marzo 2009

RONDE TREVIGIANE, IL QUESTORE E IL PREFETTO


Sarò onesto: non mi straccio le vesti per la presenza di autorità alla "prima" della cosiddetta scuola di ronde di Forza Italia. Indubbiamente però, quella presenza "qualificata" dovrebbe ripetersi se, e in ogni circostanza in cui, qualche altro soggetto (anche politico) facesse la stessa cosa. Ovvviamente la si può considerare una cosa inopportuna, in attesa che gli interessati spieghino al loro partecipazione.
Io sulle ronde ho la mia idea: non ci credo. Sono un segnale, certo, che i cittadini non si sentono sicuri e che alcuni di loro, lasciando perdere le intenzioni di propaganda della politica, possano pensare ad una specie di "fai da te". Penso invece che tutti, compresi i cittadini che sostengono le ronde o che hanno intenzione di parteciparvi, dovrebbero mobilitarsi affinchè fossero garantite adeguate risorse alle forze di pubblica sicurezza, cioè ai professionisti della sicurezza. Mezzi, risorse e personale.
Tutto il resto, francamente, ha un po' il sapore dell'improvvisazione. Non c'è paese civile, democratico e sviluppato al mondo che per fare sicurezza per le vie, le strade e le piazze, si affida alle ronde. Piuttosto le ronde richiamano esperienze e prassi di stati di dubbia democrazia e stabilità istituzionale.
Le ronde sono il sintomo da un lato della regressione della qualità dell'offerta politica, troppo spostata sulla demagogia, dall'altro del distacco, della disaffezione e della sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni. Sono segnali importanti, da prendere in considerazione. Perchè annunciano come in italia sia in atto, oltre che la crisi economica, anche una grave crisi della politica, della capacità di governare e della società.

martedì 3 marzo 2009

SULLA PEDONALIZZAZIONE DI TREVISO, IL MIO EDITORIALE SU TRIBUNA DI TREVISO


Tutto quello che permette di fruire meglio delle aree di pregio della città è bene accetto e da sostenere. Questo potrebbe valere anche per il progetto dell’assessore Zanini, cioè l’idea di far partire un’altra ondata di chiusure o limitazioni al traffico, a cominciare dalla Riviera Garibaldi. A condizione di dare una risposta chiara a qualche domanda: limitare il traffico per fare cosa? E come si sposa la chiusura delle strade, a cominciare con la Riviera, con il mega parcheggio interrato in Piazza Vittoria, tanto più se, come dice Zanini, si dovrà arrivare anche alla pedonalizzazione completa della vicina Piazza Duomo?
Le domande tendono a sottolineare una cosa banale: l’idea di città non può marciare e svilupparsi attraverso interventi estemporanei. Serve, lo si ripete da tempo, un progetto di città che sia complessivo.
Treviso non è più il paesotto di 20 anni fa. Non solo le condizioni sono mature per cominciare a immaginarsi come uno spicchio metropolitano; ma abbiamo due gravi problemi da affrontare e risolvere urgentemente: la mobilità caotica e l’inquinamento dell’aria. Quest’ultima cosa, il deterioramento di quello che noi e i nostri figli respiriamo ogni giorno, è una emergenza di salute pubblica. E meriterebbe una attenzione particolare. Ma anche su questo fronte si procede per piccoli provvedimenti, piccoli e parziali blocchi. Senza una visione organica.
Chi deve decidere che cosa debba essere il centro storico, se un autodromo, un parcheggio, una isola pedonale, un tesoretto da valorizzare, spetta alla politica cittadina, attraverso il confronto non solo con le categorie economiche, ma anche con i cittadini.
Ci sono tante opzioni sul tavolo: c’è chi pensa che sarebbe giusto portare i centri commerciali dentro ai centri storici, c’è chi sostiene di dover valorizzare invece il piccolo commercio locale, c’è chi pensa ad un centro tutto pedonalizzato. Che strada prenderemo noi a Treviso?
Torno allora alla domanda di partenza: perché pedonalizzare Riviera Garibaldi? Solo per accogliere una vecchia richiesta di Fondazione o perché alle spalle c’è un pensiero su come vorremmo far fruire, anche socialmente, il nostro capoluogo?
Un buon punto di partenza, come metodo, sarebbe recuperare, sul piano della mobilità, lo slancio, pur solo abbozzato, che caratterizzò l’ultima amministrazione con Sindaco Gentilini. Quando cioè si cominciò a prendere misure organiche con l’adozione del Piano urbano del Traffico. Fare due anelli di circolazione e invertire qualche senso di marcia in città, ovviamente, non è abbastanza. Lo sapeva e lo diceva anche il progettista del Put, lo disse chiaramente lo stesso Gentilini. Da allora, però, si è fermato tutto: non si parla più di metropolitana di superficie, di razionalizzazione e implementazione del trasporto pubblico (anche di quello provinciale) e soprattutto non si sta conducendo vera battaglia contro l’inquinamento atmosferico, di cui le macchine sono i principali responsabili.
Nel frattempo, malgrado la proposta di Vittorio Zanini fosse una occasione ghiotta per aprire un dibattito vero e serio, utile per un salto di qualità, è apparsa all’interno della maggioranza una specie di voglia di frenata, come se il tema non fosse una delle priorità di questo mandato amministrativo.
Immagino che il timore sia quello di pestare i piedi a questi o a quei residenti, a questo o a quel commerciante. Ma vincere questo ricatto elettorale, che la politica si fa da sola, è lo scatto riformatore che serve per governare e dare futuro a Treviso.
Complicato o no che sia, è arrivato il tempo delle scelte: parcheggi dentro o fuori le mura, città pedonalizzata o solo a traffico limitato, aria solo ripulita di tanto in tanto o vera guerra all’inquinamento che ci avvelena.
Sono, sfido a dire il contrario, priorità. Perché la città, le nostre strade e le nostre piazze, non sono solo il parco giochi delle ronde.


Paolo Camolei

lunedì 2 marzo 2009

LA PEDONALIZZAZIONE DEL CENTRO (O SOLO DI PEZZI?)


Gustosa la discussione (che a dire il vero non ha ancora preso piede come dovrebbe) sulla pedonalizzazione della riviera a Treviso.
Dico gustosa perchè, ancora una volta, stiamo a discutere di un intervento circoscritto. Tutto quello che aiuta a godere di parti della città, le più belle, in maniera adeguata (e quindi anche senza auto) è certamente positivo. M per metodo credo che, in realtà, il ragionamento da fare dovrebbe essere un altro: cioè tentare di approcciare a una visione complessiva sulla città. Si può pedonalizzare di quà, pedonalizzare di là. Poi, magari, si decide di costruire un enorme parcheggio in pieno centro. Isomma: quello che si guadagna da una parte, lo si perde dall'altra.
Serve una idea di città, e una idea di mobilità. Serve una visione generale, non una somma interventi.
Detto questo, anche a me piacerebbe la riviera pedonalizzata. Lo apprezzerei di più se fosse strumentale a qualche cosa: magari a tenere le auto il più possibile fuori dalla città, realizzando un sistema di parcheggi scambiatori esterni. Voi cosa ne pensate?

(camolei.blogspot.com)